GLI SPAZI DEL TEATRO

L’evento teatrale, inteso come la dimensione che si instaura nel momento della rappresentazione tra attore e spettatore, è strettamente legato allo spazio fisico all’interno del quale l’evento spettacolare dal vivo prende forma. La scelta del luogo dipendeva dalle esigenze degli esecutori della rappresentazione e dal pubblico al quale l’opera era rivolta. Se intendiamo il teatro come l’atto di assistere ad uno spettacolo, ci accorgeremmo che non solo i tradizionali spazi della rappresentazione teatrale greco-romana e moderna costituiscono unica dimora per attori e spettatori.

La strada, il contesto urbano e il territorio rappresentano ancora oggi lo spazio preferito del Theatrum Mundi, dove la vita umana stessa è un teatro, in cui ciascuno interpreta un ruolo. Non sempre però “il teatro spontaneo” della vita quotidiana permetteva agli spettatori e agli attori di riconoscersi come tali e di conseguenza creare una dimensione di raccoglimento emotivo ed educativo. Il teatro greco, uno spazio costruito con pianta semicircolare, spesso scavata nel terreno con sedute rivolte verso la scena, risponde ad una necessità e volontà politica di poter in primis educare ed in seguito intrattenere la propria comunità all’interno di un luogo dove si potesse raccontare la vita quotidiana divertendo ( le commedie di Aristofane) e commuovendo(le tragedie di Sofocle). L’architettura del teatro greco permetteva di raccogliersi in uno spazio fisico definito, non coperto e soprattutto in dialogo con il contesto urbano. Il progetto architettonico include il paesaggio come parte integrante della composizione della scena, come ad esempio il Teatro di Dioniso ad Atene e il Teatro Antico di Taormina, entrambi orientati verso un paesaggio urbano e naturalistico.

L’impianto spaziale proposto dai greci verrà in seguito conservato e modificato dai romani, i quali costruivano in piano senza che vi fosse la possibilità – una volta al proprio interno- di godere di una finestra prospettica verso la città ed il paesaggio. Questo rappresenta un primo passo verso la progressiva chiusura dello spazio della rappresentazione. Gli attori e gli spettatori sono invitati a restringere il proprio campo visivo ( era possibile chiudere ulteriormente la struttura tramite dei teli, velarium) col fine di potersi estraniare dalla dimensione della città. In epoca post romana, a causa del progressivo spopolamento dei teatri dovuto alla crescente espansione della fede cristiana, lo spazio architettonico della chiesa divenne il primo luogo per mettere in scena i passi del vangelo. Il rapporto tra attori e spettatori viene spazialmente ribaltato.

La chiesa medievale, generalmente uno spazio chiuso, poco luminoso è caratterizzato da una forte direzionalità. La scena della rappresentazione è l’altare, generalmente sopraelevato rispetto al piano di calpestio della navata, il corrispondente medievale della cavea. Considerata l’impossibilità di utilizzare lo spazio religioso come luogo adatto per commedie e tragedie, il teatro medievale si riappropria della città. Giullari, buffoni e carnevali compaiono nelle piazze e nei vicoli angusti delle “nuove” città medioevali, sfruttando le facciate degli edifici come scenografia.

Bisognerà aspettare fino al Rinascimento per assistere alla comparsa del teatro moderno. Il Teatro Olimpico di Palladio rappresenta il primo e il più antico teatro stabile dell’epoca moderna. Nonostante le relative piccole dimensioni del teatro, il suo impianto ricorda quello romano con sedute disposte su di un semicerchio sopraelevato rispetto alla scena, la quale però sembra dilatare la percezione dello spazio interno grazie alle scene lignee di grande effetto per il loro illusionismo prospettico, progettate dall’architetto e scenografo Vincenzo Scamozzi.

A partire da questo momento in poi, seguito ad una riscoperta del teatro in epoca greco-romana ed ad una crescente affermazione del Teatro come Arte, la struttura spaziale del teatro rimarrà pressocchè invariata. Il riconoscimento del Teatro come luogo educativo, di intrattenimento e scatola culturale di un popolo favorisce la diffusione del teatro in tutta Europa, tanto da farlo diventare una struttura monumentale e di vanto per le grandi città. L’eleganza e lo sfarzo dell’Operà Garnier a Parigi e la maestosità del Teatro Massimo a Palermo ne sono un esempio.

Il grande successo e la conseguente crescita della domanda da parte dei cittadini, sfidano gli architetti contemporanei a progettare strutture sempre più capienti e performanti, senza però abbandonare la dimensione raccolta ed intima del teatro. Con l’allontanamento dell’architettura contemporanea da un linguaggio più classico dell’architettura, le città si costellano di megastrutture sempre più attraenti e monumentali, dove sembra quasi che lo spettacolo che dovrebbe essere contenuto al suo interno venga anticipato dal guscio esterno della struttura stessa.

Non sempre però nel teatro contemporaneo si è sentita l’esigenza di una “scatola chiusa” per mettere in scena un’opera teatrale. Le nuove arti performative, il teatro di strada hanno riportato la rappresentazione artistica in strada, reinserendosi negli spazi urbani della città, dando vita a nuovi e mutevoli spazi performativi. La città del XXI secolo è essa stessa il risultato di sperimentazioni architettoniche spontanee e non che raccontano il “teatro della vita” di una intera comunità. Il teatro “fuori dalle mura” è uno strumento per raccontare, ricordare e sperimentare pezzi di città e paesaggio apparentemente non conformi al tradizionale spazio della rappresentazione teatrale. Esso rappresenta un tentativo di abbattimento delle pareti della “scatola”, di apertura verso un pubblico meno selezionato e di racconto degli spazi urbani.

 

di Francesco Ferrante

 

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