Il paesaggio antropico e naturale dell’Alta Murgia

Il paesaggio antropico e naturale murgiano attuale rappresenta una fonte inesauribile di storia e tradizioni di una comunità. Il territorio agro pastorale incluso all’interno dei centri urbani che sorgono sull’Alta Murgia è stato oggetto durante il corso degli ultimi secoli di profonde trasformazioni, strettamente legate ad una gestione economica del territorio, spesso talmente radicali da stravolgerne l’immagine in un lasso di tempo molto ristretto. L’intervento massivo di conversione di antiche superfici boschive in aree di coltivazione estensive come quella del grano e dell’ulivo è stato un processo che ha limitato considerevolmente la presenza di aree verdi autoctone, patrimonio naturale di una intera regione. Le masserie storiche insieme alle strutture legate alla pastorizia (iazzi) che punteggiano il nostro territorio agro pastorale sono una testimonianza visiva di questo atteggiamento, dove l’albero era visto come un “ruba terra”.

Diversamente dalla Murgia “abitata” della Valle d’Itria”, dove ancora è possibile scorgere un connubio felice tra paesaggio antropico urbanizzato e aree verdi autoctone, l’agro del versante murgiano di Altamura è caratterizzato da una più puntuale presenza di strutture antropiche associate a vasti campi di cereali con una scarsa presenza di aree verdi di specie autoctone ad alto fusto (Roverella, Cerro, Lecci, Querce).

Il repentino processo di sfollamento delle campagne e il loro conseguente abbandono ha enfatizzato la dicotomia fra città e campagna, lasciando in stato di abbandono un pezzo considerevole di una storia sociale sulla quale si è fondata l’identità di una comunità. Il disboscamento delle campagne e la mancanza di aree verdi di svago accessibili da parte della comunità sono andate progressivamente riducendosi a tal punto da creare una emergenza non solo funzionale ma soprattutto culturale. Di qui l’importanza di un racconto del paesaggio urbano e territoriale che permetta alla comunità di riappropiarsi di una storia e di rileggerla criticamente al fine di generare suggerimenti ed interventi che possano re-instaurare un legame culturale tra uomo e paesaggio.

É possibile quindi raccontare un paesaggio partendo dalle sue mancanze e dai piccoli residui di un passato il quale rappresenta uno spunto per un futuro possibile.

 

di Francesco Ferrante

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